n lampo squarciò la landa desolata illuminandola a giorno; all’improvviso bagliore seguì la tenebra: solo una piccola luce giallastra si scorgeva in questo mare buio come la pece. Era la finestra della modesta baracca di Rino Aramis che, diversamente dal solito, non s’era coricato al tramontar del sole ma s’intratteneva fino a tarda ora con due dei suoi amici e compagni di duelli. “I Principia, perbacco! Non dimenticatevi i Principia!” urlò, ormai rapito dai fumi dell’alcool, Porthos Miglietta, guardando diritto negli occhi l’altro ospite di Rino Aramis, Athos Urfalino. “Certamente, caro mio, ma dove la metti Ipazia? Eh? La vogliamo per forza trascurare?” Porthos Miglietta aveva porto il vassoio pieno di salsicce alla violetta al suo interlocutore che fece un segno di diniego e un’espressione di disgusto. “No grazie, io mangio solo fior di loto e lapislazzuli tritati alla maniera di Francesco Colonna.” “La semplicità, vi dico, è la vera strada che porta la cuore!” Intervenne il padrone di casa, mentre con una mano stringeva l’ennesimo quartino di vino alle mandorle. La luce arancione e tremula della lampada a olio rendeva i visi di quei tre strani personaggi ancora più grotteschi di quanto la Natura li avesse plasmati. Porthos Miglietta trangugiava salsicce, indifferente alle ultime e accorate parole del compagno Rino Aramis. Quegli uomini valorosi, e un poco svitati, concludevano inderogabilmente le loro serate con un duello all’arma bianca che solo la fortuna, o un disegno intelligente, non portava mai alle estreme conseguenze. Qualche cicatrice dove non batte mai il sole e un livido qua e là, gli unici ornamenti di quelle serate spensierate.
Bussò qualcuno alla porta. Rino Aramis fu subito alla porta e chiese: “Chi, di grazia, bussa da queste parti e a quest’ora della notte?”
“Milady” poi un tuono forte come la morte commentò quell’unico e terribile pronunciamento.
Un tonfo assai più leggero si udì subito dopo il fragore della folgore: Porthos Miglietta aveva lasciato cadere a terra una delle sue adorate salsicce alla viola.
“Aprite!” Rino Aramis aprì meccanicamente la porta, mentre Athos Urfalino già malediva quell’azione sconsiderata.
Una donna di età indefinibile si presentò semicoperta da un cappuccio che ricordava quello dei monaci domenicani. “Voi, inutili ed elitari intellettuali, seguite il consiglio di San Benedetto da Norcia, lasciate il libri e andate a zappare la terra!” ammonì severa la donna misteriosa. “Qui perdete il vostro tempo, tra trastulli da intellettuali da strapazzo: suvvia!”
I tre non proferirono parola per qualche istante. Il primo a parlare fu Porthos Miglietta, il più presuntuoso: “Ohè! Cospettone! Gentile signora, diteci voi chi dobbiamo allora seguire, chi potrebbe farci da modello?”
Milady volse lo sguardo altrove. Rino Aramis prese la parola: “Capperi! A me questa accusa non va giù. Io, il moschettiere più modesto di tutta la Francia, tacciato di far il gradasso con la cultura! Sono offeso, Milady”. Milady era una sfinge.
Dopo qualche minuto la voce della donna risuonò di nuovo nella vecchia baracca: “L’arcana cultura degli antichi voi dovete ricercare! Non le inutili chiacchiere e sofismi che a nessuno interessano.”
Athos Urfalino si alzò in piedi di scatto: “Io alle sagre di paese, coi formaggi stantii, non ci vado! Non sarà davvero tra le lasagne che si trovano le risposte alle mie domande.”

Milady si avvicinò alla porta, infastidita. “Cari amici adesso vado via che ho ancora tutto un campo da arare! Addio”.
La trattenne ancora la mano di Porthos Miglietta che le disse: “Ma allora chi dovremmo seguire, secondo te? Chi?” Milady non lo degnò nemmeno di una parola e sbatté la porta dietro di sé.
Triste e rassegnato il povero Porthos Miglietta riprese a mangiar le sue salsicce alla violetta. Athos Urfalino, innervosito da quella strana visita, si rivolse a Porthos Miglietta: “Io non tollero che si mangino salsicce alla mia presenza, per giunta farcite di violette! Né mi sconfifera quell’aria sorniona che è dipinta sul tuo volto, Rino Aramis! Vi sfido a duello!”
Gli altri due si guardarono intensamente negli occhi; Rino Aramis fece cenno con la testa di esser d’accordo. Porthos Miglietta, allora, con aria solenne rispose: “Alle Carmelitane!”
“Alle Carmelitane!” risposero all’unisono gli altri due moschettieri.
Aprirono in fretta la porta e presero allegri la via che li avrebbe portati alla abituale sferragliata di fioretti. “Che vinca il migliore! Alle Carmelitane!” disse con voce impastata da alcool e salsicce il vecchio Porthos Miglietta, barcollando in mezzo agli altri due.
D’improvviso, dal vicino bosco, una voce di donna si udì provenire dal cieco buio di quella notte senza luna; era la voce di Milady, che sussurrò: “Scalze! Le Carmelitane sono scalze!”
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