Losa, 17 – 22 giugno 1944
Il 17 giugno, mentre eravamo a Piano Audi, un partigiano mi consegnò un biglietto sul quale mio padre aveva scritto : “Emilio Grimaldi, Ernesto Lunghi, Enzo Lunghi / Harbig[1] – Siamo al blocco a Losa. Vi attendiamo con permesso vs/ Superiori – Mario – Nino”. Giunti al posto di blocco, scorgiamo da lontano due figure d’uomini che camminano con una certa fatica. - Sì, sì, sono loro ! Sono i nostri cari papà … – Dopo un lungo abbraccio, i nostri genitori ci raccontano la loro odissea per rintracciarci, continuamente controllati da posti di blocco fascisti e partigiani, ai quali, alternativamente il papà mostra documenti che lo autorizzano all’acquisto di legname per conto della ditta Baglietto di Varazze, o comunica i nostri nomi, facendo sempre riferimento a Miki, ben noto in tutta la zona. Rinviati da una località all’altra, hanno dovuto compiere marce estenuanti e pazienti ricerche. A pranzo il papà mangia pochissimo e ha un aspetto sofferente. Alla fine della consumazione, dopo una crisi di acuti dolori allo stomaco, si sente un po’ meglio. Conversiamo sulla situazione militare nell’Italia settentrionale, sulle notizie trasmesse da radio Londra, sulle prospettive dell’andamento della guerra, sui nostri parenti e amici lontani. Ed è già il momento del distacco. Accompagnamo i nostri cari fino al posto di blocco di Losa, li abbracciamo fortemente e li seguiamo con lo sguardo fino a quando scompaiono… Avrò sempre presente quel dolorosissimo commiato dai nostri Padri, un giorno valorosi atleti e oggi generosi e teneri nostri fratelli maggiori che con le parole e con l’esempio suscitano in noi forza e speranza. - Addio, Papà ! Lascia che pianga su quel distacco, sulle tue sofferenze, sulla tua tormentatissima fine prematura, dopo però aver assaporato le gioie della Liberazione e del mio ritorno. La tua sacra memoria sarà sempre per me un incitamento ad affrontare e a superare le avversità quotidiane e a conservare la forza per sopportare tutti i dolori. -
Il 18 giugno, montiamo la guardia tutti e cinque, a turno, al blocco stradale di Losa, dalle 8 del mattino alle 20 di sera. Ognuno di noi dispone di due bombe a mano Beretta e, complessivamente, di due fucili mitragliatori. Fortunatamente, non accadde alcun incidente di rilievo. Con noi monta la guardia un carabiniere reale, in divisa. E’ un simpatico piemontese, fedele al giuramento prestato e, naturalmente, badogliano. Ci racconta alcune sue vicende personali e di come sia riuscito a raggiungere il nostro gruppo.
Il 19 e il 20 giugno, ci viene concesso un permesso che si protrae fino al mezzodì del 21.
Il 22, udiamo ronzare aerei alleati che solcano il cielo, molto lontano dalla nostra zona, in direzione di Torino. Poco dopo, si sentono abbastanza distintamente gli scoppi delle bombe scaricate dagli aerei e quelli della contraerea. Stanno bombardando Torino e Chivasso. Alla trattoria dei Pesci Vivi, facciamo la conoscenza di un nuovo arrivato : è un sottoufficiale d’aviazione, in perfetta divisa, che si fa chiamare Gegi Parodi. E’ un genovese, pieno di fisime e di alterigia e, per di più è un militarista e un monarchico arrabbiato2. Inaspettatamente, incontriamo Bruno Dell’Acquila e Nello Pesenti, due nostri conoscenti di san Martino d’Albaro (Genova) che Miki deve aver reclutato tramite la signora Cassandra, sua madre. Questa donnina, tutta nervi e volontà, è veramente degna delle eroine del nostro Risorgimento. Dallo spirito tenace, gentile, forte e generoso, non teme di attraversare sovente le linee tedesche e fasciste, trasportando nella sua borsetta bombe e pistole destinate a noi, partigiani. Sempre il 22 giugno, montiamo la guardia al blocco stradale, dalle 20 fino alle 13 del 23. Notte bellissima, in cielo. In terra, distesi in un prato sopra erba da poco falciata, per me e per Mario, è una tortura. Vorremmo sdraiarci sulla strada, se non fosse pericoloso per le auto che, invero molto rare, passano a gran velocità e rallentano solo sotto la minaccia delle nostre armi. Quando ci alziamo, nei brevi turni di riposo, siamo tutti a pezzi, con crampi alle gambe, dolori alla schiena, forzate erezioni e con la testa appesantita.
1 Soprannome di Ernesto Lunghi, in ricordo del celebre corridore tedesco. Il nome di battaglia di suo fratello Enzo è Licò.
2 E’ un Crosa.
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